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LE ORIGINI

"Non conosciamo con precisione il periodo della nascita del centro abitato di Gavoi, né l’origine del nome. Riteniamo che come ipotesi si debba accettare quella della tradizione orale: un gruppo di caprili sorti nel luogo dei vecchi rioni del centro storico.

Rimane il fatto che il sito é riparato dai venti, esposto a mezzogiorno, ricco di fonti e vicino ad un corso d’acqua. Probabilmente lo siluppo del centro verso l’anno 1000 avviene per tutti questi motivi. Intanto l’altipiano, il terriorio dei pastori, perde la sua centralità. Il paese quando appare alla soglia della storia é una comunità di pastori, contadini e artigiani. I contadini avevano bisogno delle terre calde di Gusana e gli artigiani della forza motrice dell’acqua dei torrenti. Il territorio fa parte del giudicato di Arborea nella curatoria della Barbagia di Ollolai.

Nel 1388 un gavoese, Bernardo Lepore é tra i firmatari della pace tra Arborea e gli Aragonesi in rappresentanza delle comunità della curatoria.

Nel 1473 il paese acquisisce una parte delle terre di Oleri. In questo periodo si sviluppano, oltre che la pastorizia anche le attività artigianali come la fabbricazione di briglie, speroni e l’oreficeria.

Già nel '500 sono in funzione i telai orizzontali e nei corsi d’acqua gualchiere e mulini. I prodotti artigianali sono venduti in tutta l’isola da ambulanti a cavallo chiamati “zillonarzos”.

Alla fine del '700 i pastori gavoesi praticano già la transumanza a lungo raggio nei salti di Lochele, nell’Ottanese fino a Campeda. Negli stessi anni si inizia ad usare la pietra da taglio come materiale da costruzione delle case.

Ma il periodo di maggiori cambiamenti si verifica nell’800. Viene introdotta la coltivazione della patata; prima per il consumo familiare, in seguito, dopo il terrazzamento delle rive dei torrenti e la costruzione delle gore, per il commercio in tutta la Sardegna.

La coltivazione della patata, la fabbricazione dell’orbace e l’introduzione di metodi più razionali nell’allevamento delle greggi, determina il passaggio dall’economia di sussistenza all’economia di mercato e all’accumulo delle risorse.

Tra la fine del secolo e l’inizio del ‘900 troviamo pastori gavoesi sparsi in tutta l’Isola; acquistano terreni nel salto di Sorradile, Orani, ma anche nei lontani Campidani di Oristano e Cagliari.

Nella seconda metà dell’800 viene costruita la strada 128 e attivata una corsa giornaliera di carrozze per la stazione di Oniferi. Intanto l’aspetto e le comodità delle case migliorano sensibilmente. Si stabiliscono a Gavoi due famiglie di esuli da Riva del Garda e Tortona: e Degasperi, abili sclpellini del granito abbelliscono le grandi magioni ele chiese; mastro Zuseppe Campora insegna a generazioni di artigiani l’arte del legno.

Tra il 1906 e il 1914 in questa tumultuosa crescita si verifica un fenomeno nuovo per la comunità: 300 giovani circa abbandonano il paese per emigrare nelle lontane Americhe. Molti non ritornano, quelli che rivedono il paese non portano grandi fortune. Questa vicenda però segna la vita della Comunità per lungo tempo.

Agli inizi del secolo Gavoi ha 3500 abitanti, un municipio e le scuole elementari, una classe mercantile che introduce delle modifiche sostanziali nell’allevamento della pecora e standardizza la produzione del formaggio fiore sardo. Ma i cambiamenti ecinomici e sociali avvengono soprattutto per il lavoro che svolgono le donne nel nucleo familiare che rimane in paese durante i mesi della transumanza.Sono loro le formiche barbaricine che allevano ed educano i figli, curano i rapporti parentali e tramandano la memoria di queste vicende".

Angelo Mureddu

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